martedì 8 luglio 2014

Refashion jeans: da pantalone a gonna, con l'uncinetto

Vi ricordate il refashion in corso, quello dei jeans irrimediabilmente strappati e talmente lisi da essere irrecuperabili? Neanche una pezza poteva risolvere un problema così esteso.

L'unica soluzione che mi è venuta in mente è stata quella di tagliare via le gambe (che saranno riciclate a parte) e di trasformare il pantalone in una gonna.


Ho usato un cotone bianco non troppo sottile e ho cominciato a lavorare un giro a maglia bassa puntando l'uncinetto direttamente nella stoffa; solo per questo primo giro ho utilizzato un uncinetto piuttosto piccolo, per poter penetrare il jeans più agevolmente, poi ho proseguito il lavoro con l'uncinetto adatto al filato.

jeans da pantaloni a gonna 2

Non ho seguito nessuno schema, ma quello che ne è venuto fuori è quello che segue.
Il secondo giro è tutto a maglia alta, con degli aumenti per movimentare un po' la gonna, che non volevo fosse troppo aderente. Lo schema è il seguente: [5 maglie alte, 3 maglie alte nella stessa maglia di base] da ripetere fino alla fine del giro.

Il terzo giro è un po' traforato: [1 maglia alta, 2 catenelle, 1 maglia alta saltando 1 maglia di base, 2 maglie alte nelle 2 maglie seguenti] da ripetere fino alla fine del giro.

Dal successivo giro in poi, ho lavorato circa 30 giri (ma questo dipende dalla lunghezza che si desidera dare alla gonna), senza più aumenti, in questo modo: [4 maglie alte, 2 catenelle -saltare una sola maglia di base- 4 maglie alte, 2 catenelle -saltare una sola maglia di base- 1 maglia alta, 2 catenelle -saltare una sola maglia di base-] da ripetere fino alla fine del giro. Nei "buchi" del terzo giro ho lavorato 2 maglie alte, come nel filet.

jeans da pantaloni a gonna 3

La foto qua sopra ritrae un particolare del retro del lavoro; come si vede, lavorando il primo giro a maglia bassa, ho ripiegato la stoffa per evitare sfilacciamenti.

jeans da pantaloni a gonna 4

Come si vede, la lavorazione è molto semplice e lineare e crea come un disegno a righe verticali.

jeans da pantaloni a gonna 5

Per il bordo inferiore ho fatto così: un giro a maglia alta e un giro a filet (ripetizione di: 1 maglia alta + 2 catenelle, saltando 2 maglie di base).
Poi ho fatto un giro a maglia bassa, così: [2 maglie basse nell'arco sottostante, 1 maglia bassa nella maglia alta sottostante, 2 maglie basse nell'arco successivo, 3 catenelle] e continuare allo stesso modo dall'arco successivo in poi.
L'ultimo giro è composto da ventaglietti fatti da 5 maglie alte lavorate insieme nell'archetto formato dalle 3 catenelle del giro precedente.

Ho appena terminato questo refashion e sono già alle prese con un altro simile.

A presto! =)


lunedì 7 luglio 2014

Braccialetto di jeans, personalizzato con nome ricamato

Un idea semplice per realizzare un braccialetto con un ritaglio di jeans di recupero, personalizzandolo con il nome del destinatario.


La forma ricorda un po' quella di una targhetta, per cui mi è sembrato normale personalizzarlo con il nome, "scritto" con del cotone rosa sfumato, in contrasto con lo sfondo del tessuto.

Il retro del "ricamo" non si vede perchè ho sovrapposto due ritagli di jeans, rovescio contro rovescio, cuciti poi con il bordo a punto filza e pinzati insieme con gli occhielli di metallo applicati con l'apposita pinza occhiellatrice.

braccialetto jeans con nome 3

Per tenere il cordino fermo al suo posto, ho realizzato con il cotone nero due asole, in modo che possa scorrere pur rimanendo sempre sul retro della targhetta di jeans.

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Ringrazio tutte le amiche che hanno espresso il loro parere
e hanno condiviso la loro esperienza
lasciando un commento al mio post di sabato
che aveva come tema
Chi volesse aggiungere un proprio pensiero, è ovviamente il benvenuto.

A presto! =)

 

sabato 5 luglio 2014

Come stabilisci il prezzo del tuo "fatto a mano"?

Come ho accennato qualche settimana fa nel mio post su Dawanda, da qualche tempo medito di aprire un mio negozio virtuale.

Una delle cose che trovo più difficile nel vendere il "fatto a mano" è quella di stabilire un prezzo giusto per le proprie creazioni, che non sia cioè né troppo basso, cosa che accade alla maggior parte di chi produce e vende handmade, né troppo alto.... cosa che in effetti mi capita di vedere molto raramente.

Era già difficile all'epoca in cui avevo un mio laboratorio artigianale aperto al pubblico, il che accadeva circa una quindicina di anni fa. L'avevo avviato nel mio piccolo paese, e la realtà così circoscritta non è stata certo di aiuto.... in aggiunta alle ingenti spese di gestione e di tasse, e forse anche alla mia inesperienza. Ma il motivo più rilevante che mi ha portato a chiuderlo è stata la scoperta di un nuovo lavoro, cioè l'animazione per anziani in una casa di riposo.... ma questa è un'altra storia.

Dicevo della difficoltà di stabilire un prezzo alle creazioni artigianali. 
Vi chiedo: 
Voi come vi regolate?

http://www.prontovignetta.com/

Ho già condiviso sul mio g+ un post di Alessia che mi sta facendo ulteriormente riflettere sulla questione da un paio di giorni. Lei ha pubblicato una formula matematica per stabilire con precisione il prezzo di vendita di ogni creazione, sia all'ingrosso (per esempio per chi lascia le proprie creazioni in conto vendita presso alcuni negozi) che al dettaglio, cioè per chi vende direttamente i propri manufatti on line o nei mercatini.

Ma, nonostante la precisione della matematica, dalla quale in effetti non si può né scapparare né prescindere, mi chiedo come mai su oggetti simili prodotti da persone diverse ci siano delle differenze di prezzo anche consistenti.

Ritengo che il fattore preponderante che porta alla decisione di stabilire un prezzo basso sia lo scarso valore che viene dato al fatto a mano; quante volte di fronte ad una bancarella in un mercatino si sente dire "ma cosa ci vuole a fare quella cosa".... soprattutto da persone che non saprebbero da che parte cominciare, magari.
Oppure "è bello, ma costa troppo".... detto da gente che crede che comprare un oggetto vagamente simile prodotto in serie e con materiali scadenti, equivalga a possedere un oggetto unico fatto con passione.

E noi stesse quindi siamo portate a sottovalutare il nostro lavoro e di conseguenza.... a svalutarlo.

Ma forse potrebbe esserci un altro motivo: magari la grande passione che ci spinge a creare, ci porta a vendere le nostre creazioni anche solo per divertimento e per incassare quel minimo che ci consente di acquistare del nuovo materiale per nuove creazioni.

Era un aspetto spinoso nel quale mi ero imbattuta all'epoca dei mercatini che facevo da artigiana, fianco a fianco con gli hobbysti. Va da sè che, per la stima del prezzo finale, i conteggi nelle due differenti situazioni sono ben diversi: le spese di gestione di un'attività "in regola" sono ben altre da quella praticata per hobby.
C'era chi addirittura parlava di concorrenza sleale... come dicevo, la questione è spinosa.

E poi si potrebbe aprire un nuovo capitolo: il LAVORO che c'è dietro un oggetto fatto a mano andrebbe comunque riconosciuto e valutato adeguatamente. Persino l'IDEA andrebbe ricompensata, se si tratta di oggetti unici, originali e particolari che magari solo noi facciamo.

Insomma, pensavo di fare questo post per chiarirmi le idee.... e invece me le sto intricando sempre di più!

Mi date una mano a dipanare la matassa,
dicendomi la vostra opinione nei commenti?

Grazie a chi lascerà un proprio pensiero e
a presto! =)


Con questo post:

Linky Party C'e' Crisi



venerdì 4 luglio 2014

Carillon vintage, uno dei miei primi ricordi

Vintage lo è di sicuro, dato che questo carillon ha la mia età... se non di più. Sta di fatto che me lo ricordo da sempre, fin da quando ho memoria di oggetti, persone e avvenimenti.


Qualche giorno fa io e Luca abbiamo fatto un'intensa sessione di decluttering in camera nostra. Oltre a variare la disposizione di alcuni mobili e a sistemare svariate cianfrusaglie che soggiornavano appoggiate in ogni dove, mi sono occupata anche dell'interno dei suddetti mobili.... adesso ci siamo riappropriati di un luogo molto più vivibile, fresco, piacevole e... che sembra anche più grande!

Questo carillon era appoggiato su una mensola, dimenticato in un angolo, tutto impolverato e con la testa della bimba staccata da diverso tempo dal suo collo.

carillon 2

E' tutto di legno, sicuramente con una buona dose di lavoro a mano, tra intaglio e pittura, come solo i giocattoli di una volta sapevano essere.

carillon 3

Credo che al giorno d'oggi sarebbe addirittura considerato pericoloso, con tutte quelle piccole parti appuntite e anche facilmente staccabili.... quindi ingoiabili... c'è da domandarsi come abbiamo fatto a diventare grandi noi.... così esposti a "simili pericoli".... =)

carillon 4

Ovviamente, come ogni giocattolo che si rispetti, pur essendo ancora perfettamente funzionante, ne ha passate di tutti i colori e lo si può ben vedere soprattutto nella parte posteriore, dove le zone incollate sono numerose.... e nemmeno tanto curate!

Anche se non è una mia creazione mi fa piacere condividere questo ricordo, spero che vi piaccia.

A presto! =)


giovedì 3 luglio 2014

Fiore di fil di ferro e smalto per unghie

Era da un bel po' che volevo provare a realizzare questi fiorellini che sembrano quasi fatti di magia. Li avevo pinnati diverso tempo fa nella mia bacheca "idee furbe", quella bacheca di Pinterest dove raccolgo idee di vario tipo che sono semplicemente geniali.


Anche Norma li aveva notati e si era subito cimentata nell'impresa, realizzandone un bel post dal quale ho "carpito" il trucchetto che consiste nel depositare un po' di smalto prima sul bordo di fil di ferro.

Ma partiamo dall'inizio della mia sperimentazione; premetto che sono stata frettolosa (come sempre) e non sono andata a riguardarmi il pin per rinfrescarmi la memoria.... cosicché ho usato un altro metodo, con un risultato molto meno elegante di quello originale, ma forse più semplice soprattutto per i principianti nella modellazione del filo metallico.

Ho modellato delle specie di asole "a mano libera" senza seguire una dima; ma, come consigliato da Norma, si può avvolgere il fil di ferro attorno ad una biro o un pennarello: (QUI il suo tutorial).

fiori di fil di ferro e smalto per unghie 4

All'inizio ne avevo realizzate di più grandi, ma non sono riuscita a riempire lo spazio di smalto; ho riprovato con una misura più piccola e la "bolla" si è formata subito. Infatti il principio è proprio simile a quello delle bolle di sapone.

fiori di fil di ferro e smalto per unghie 2

Man mano che si preparano i petali in questo modo, si mettono ad asciugare infilandoli in qualcosa che li tenga sollevati dal piano di lavoro; io ho utilizzato un pezzo di polistirolo e, per fare in modo che il colore non si depositasse maggiormente in alcuni punti e meno in altri, li ho posizionati un po' in orizzontale.

fiori di fil di ferro e smalto per unghie 3

Quando sono perfettamente asciutti si attorcigliano l'uno all'altro formando il fiore, che io ho completato con una perlina di legno, ma che si può anche lasciare così com'è. In alternativa, come ha fatto Norma, si possono prima unire i petali e poi riempirli di smalto.

In definitiva, se volete provare anche voi, il mio consiglio è quello di guardare i tre metodi diversi e di scegliere quello che ritenete faccia meglio al caso vostro.

Questi fiorellini sono più robusti e resistenti di quanto il loro fragile aspetto lasci supporre. Si possono utilizzare per decorare cerchietti per capelli, spille, cornici portafoto, bomboniere... e quant'altro. Cambiandone il colore e la disposizione infatti si adattano per essere impiegati in diverse occasioni.

A presto! =)

mercoledì 2 luglio 2014

Braccialetto con perle di legno grezzo e rondelle di cotone

Dopo due post lunghi lunghi, eccone uno corto corto.

Forse si sarà capito che adoro perle e perline di legno grezzo; hanno un colore neutro ed un aspetto così naturale che si abbinano facilmente a molti materiali e a diversi stili e colori.


In questo caso si alternano a due file di rondelle di cotone arancioni e verde acqua, infilate in un semplice cordino nero. Le rondelle sono come quelle della collana di sughero, legno e cotone che ho mostrato nel post di giovedì scorso.

La chiusura è regolabile perchè scorrevole, realizzata con altre due rondelline di cotone. Queste ultime sono davvero versatili: basta variarne il colore, la quantità, le alternanze di tinte e dimensioni diverse, e gli abbinamenti con altri materiali, per avere bijoux sempre differenti.

A presto! =)


martedì 1 luglio 2014

Muffin con cuore di ovetto al cioccolato

Non avete sbagliato indirizzo, questo non è un blog di cucina. Sarà forse la terza volta che pubblico un post vagamente culinario.... ma anche qui c'è del riciclo: gli ovetti di cioccolato rimasti inspiegabilmente da Pasqua.


La ricetta è quella che molti sicuramente conoscono; è velocissima e semplicissima, non c'è bisogno nemmeno di pesare gli ingredienti perchè si usa come unità di misura il vasetto dello yogurt, o un bicchiere di simili dimensioni. 

Per chi non la conoscesse, eccola qua (mi dispiace per le amiche vegane perchè gli ingredineti sono quelli dei dolci tradizionali).

- 1 vasetto di yogurt bianco o alla frutta
- 3 vasetti di farina
- 2 vasetti di zucchero
- 1 vasetto di olio (di semi di girasole, mais, arachidi, o altro a piacere)
- 3 uova intere
- 1 bustina di lievito per dolci

Il procedimento consiste semplicemente nel "buttare" tutti gli ingredienti insieme in una ciotola e sbattere con le fruste elettriche finché non si sarà amalgamato tutto perfettamente.

Questa ricetta di base può essere personalizzata e variata con uno o più dei seguenti ingredienti: aroma di vaniglia, scorza di limone, cacao in polvere, scaglie o gocce di cioccolato, mele pere o altri frutti a pezzettini, granella di zucchero, farina ci cocco, mandorle o nocciole, uvetta, frutta candita.... e qualsiasi cosa volete.

La quantità di zucchero deve essere modificata secondo il gusto personale o in base agli ingredienti aggiuntivi che si scelgono; per esempio, se si usa dello yogurt alla frutta o bianco dolce, ce ne vorrà di meno, mentre se si impiega del cacao amaro magari vi farà piacere aggiungerne un po'.

Le dosi indicate vanno bene per fare una torta del diametro di circa 24-26 cm oppure circa 18-20 muffins. L'impasto si cuoce in forno a 180° per un tempo variabile dai 15 min ai 35 min, a seconda che si tratti di muffin o di torta, e a seconda delle caratteristiche del vostro forno. Io di solito faccio i muffin e li conservo in un sacchetto chiuso in una scatola di latta per alcuni giorni.... ottimi per la colazione.

Ed ora il trucchetto per far sì che l'ovetto di cioccolato rimanga compatto e non si sciolga nell'impasto durante la cottura. L'ho imparato da Amelie e da Speedy: consiste nel porlo in freezer per almeno mezz'ora e toglierlo un attimo prima di inserirlo nell'impasto, già sistemato nella teglia, per poi infornare subito il dolce.

Con lo stesso sistema si può fare un ripieno di nutella, congelandola a palline formate con i cucchiaini.

A presto! =)

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